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Ruchè, il Piemonte fa largo ai giovani

Ad alcuni la parola Ruchè potrebbe dire poco. Per Franco Morando, ultima generazione della famiglia leader nel petfood in Italia, e direttore dell'azienda Montàlbera, questo vitigno rappresenta una scommessa: fare conoscere al mercato un vino rosso piemontese fruttato, piacevole, moderno ma dotato di una storia affascinante.

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Ruchè, il Piemonte fa largo ai giovani PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Giugno 2012 09:39

Ad alcuni la parola Ruchè potrebbe dire poco. Per Franco Morando, ultima generazione della famiglia leader nel petfood in Italia, e direttore dell'azienda Montàlbera, questo vitigno rappresenta una scommessa: fare conoscere al mercato un vino rosso piemontese fruttato, piacevole, moderno ma dotato di una storia affascinante.

Quella del Ruchè, infatti, è una vera e propria rinascita. Se le origini della varietà sono ancora avvolte nel mistero, sebbene la tesi più accreditata lo vogliano discendente dagli antichi vitigni della Savoia, la sua rinascita è sicuramente legata al nome di Don Giacomo Cauda. Questo fu quasi un novello Dom Perignon che, invece che inventare lo champagne, permise con la sua opera di recuperare una varietà che rischiava di essere persa.  Arrivato a Castagnole Monferrato nel 1964, egli trovò in eredità alla parrocchia dieci filari di questo vitigno e se ne innamorò subito. Dedicandosi alla viticoltura, riuscì a scongiurarne la scomparsa, innescando un meccanismo virtuoso per il suo recupero tanto che, nel 1987, il Ruchè ottenne la doc, mentre nel 2010 arriva la docg.

Il legame della famiglia Morando con il Ruchè risale a quando il nonno di Franco, Enrico Riccardo, inventore in Italia del cibo per animali da compagnia, decide di acquistare una tenuta a Castagnole Monferrato, in località Montalbera.

La prima vinificazione avviene nel 1987 ma è con l’arrivo di Franco, classe 1980, nel 2006, che avviene la svolta. Franco si innamora del Ruchè e decide di puntare tutto su questo vitigno autoctono. Inizia la ricerca genetica, che porta ad una vera e propria mappatura del DNA e alla scoperta che il genoma del Ruchè è unico e solo il Pinot Nero presenta alcune caratteristiche simili. Il lavoro di valorizzazione prosegue con la realizzazione della prima monografia sul vitigno, realizzata per farne conoscere la storia, il territorio, il carattere.

Da allora sono cambiate molte cose. Oggi Montàlbera possiede 60 ettari di questo vitigno, pari al 60% dei vigneti della docg Ruchè di Castagnole Monferrato. Da una prima vinificazione sperimentale, il Ruchè di Montàlbera oggi ha tre declinazioni oltre a quella del passito. La Tradizione, Limpronta e Laccento. Quest’ultima è la massima espressione del vitigno e la scelta del nome è tutt’altro che casuale. Cos’è, infatti, l’accento se non un particolare capace di fare la differenza? Laccento è ottenuto esclusivamente da uve Ruchè ma, a differenza degli altri vini, il metodo di vinificazione prevede che le uve subiscano in parte una sovra maturazione e in parte un appassimento, realizzato con una tecnica simile a quella utilizzata per la produzione dell’ Amarone. Il risultato è un vino intenso, morbido e avvolgente, longevo.

La volontà di “porre l’accento” sul territorio, ha portato anche alla scelta di chiamare l’azienda Montàlbera e non Montalbèra, come invece si pronuncia la località dove si trova. E se molto è già stato fatto, tanti sono ancora i progetti. Fra questi vi è la realizzazione della nuova cantina, che porterà all’ampliamento della già passitaia per le uve destinate a divenire Laccento.


Franco Morando. Nato nel 1980, laureato in Giurisprudenza, è Amministratore Delegato della Morando Spa, leader nella produzione di petfood (tra i band noti Miglior Cane e Miglior Gatto). Direttore generale dell'azienda Montalbera - Terra del Ruchè - dal 2006, fa parte del gruppo di lavoro Family Business Case Study de Il Sole 24 Ore. E' presidente da quattro anni del Rotaract, sezione giovanile del Rotary Torino, e consigliere del Gruppo Giovani Imprenditori di Torino.

 
 
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